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Scusate l’attesa

Un mese e mezzo al Natale
L’idraulico non arriva ancora
Tra tre minuti è cotto
Quando posso andare a fare il bagno mamma?
Meno 7 giorni al mio compleanno
Da tenere in posa per 20 minuti
Caro sto arrivando
Attenda in linea, prego
Tra mezz’ora esco dal lavoro
Il suo appuntamento è per domani alle 9
Domani in mensa ci sono le lasagne
I risultati degli esami si avranno tra una settimana
Il treno è in ritardo
Digiti il suo codice dopo il bip
Lo devi tenere fermo così per un paio di minuti
Torno per cena
Lo spettacolo sta per iniziare
Tieni il termometro per 5 minuti
Aspetti il suo turno
Lascia che si raffreddi un po’
Sono in dolce attesa
Quando morirò lascerò tutto al maggiordomo
Il tuo volo parte alle 10
Stai zitto per qualche minuto
Sto aspettando una telefonata importante
Sono la quarta della coda
Non vedo l’ora di rivederti
La vendemmia inizierà a settembre
Appena smette di piovere puoi uscire
Il secondo tempo inizierà dopo la pausa pubblicitaria
Bisogna raccoglierle quando vedi che diventano completamente rosse
Il suo pacco sarà consegnato a casa tra 5 giorni
Sto aspettando che arrivi mio fratello a prendermi in auto
Resto in attesa di un suo gentile riscontro

Nel mezzo, la vita.

Su e giù

Per giorni ho dovuto discutere se con il passare degli anni si impara a spogliarsi delle cose o se è ancora importante accumulare. A parte che ho ben poco da cui spogliarmi, ed una tosatura, nonostante il caldo, mi pare esagerata, oltretutto ho un bellissimo pelo e non si tocca…ma poi Lei ed il Signor Fabio Volo (altro sostenitore della teoria dello spogliarello) hanno bisogno di fare tutto sto casino per qualche pallina raccolta per terra?
Mi piacciono le palline, che c’è di male?
Ne trovo ovunque in giro per strada, sotto le automobili parcheggiate, nel cortile del palazzo (quelle penso anche di sapere a chi appartengano, o meglio, appartenessero).
Quelle da tennis sono le più facili da collezionare, ne ho già sette, mentre le palline magiche mi danno sempre dei problemi.
Sono più difficili da trovare, devo sbattermi di più per rincorrerle, mi cadono dal terrazzo e spesso finisco per farle a pezzettini. Devo pur sfogare lo stress su qualcosa, no?
Poi ci sono quelle di plastica con tutti i colori, i disegni ed i personaggi delle favole. Queste fanno subito colpo ma poi mi annoiano e finiscono dimenticate in qualche angolo del terrazzo.
Dire però che questa mia passione stia diventando una mania mi pare esagerato. Dopo tutto mi pare solo la prova del mio spirito indipendente e risoluto: non ho mai visto sborsare da Lei un solo euro per una pallina, me le procuro da solo.
Ma tutta la questione palline e spogliarello si è risolta la scorsa notte quando L’ho trovata con la faccia rivolta in su a scrutare il cielo.
Lei camminava lentamente dietro di me nel buio della strada guardando fisso in su.
Eravamo belli da vedere passeggiare insieme: una che avanzava con il naso per aria e l’altro che fiutava polvere con il naso per terra. Lei cercava una stella cadente, io un’altra pallina da aggiungere alla mia collezione.
Ad un certo punto un sussulto, un urlo rompe il silenzio e Lei si blocca “eccola, eccola”, eppoi sospirando un sorriso beota chiude un attimo gli occhi, dice “fatto” e ondeggia leggiadra verso casa.
Almeno io quando trovo una pallina non faccio tutte ste scene, stringo i denti e corro veloce al portone.
Fatto sta che non mi può più prendere in giro per la mia passione della caccia alle palline.
Alla fine, uomini e cani non sono poi così diversi: guardiamo in direzioni differenti ma cerchiamo tutti la stessa cosa.

C’è un gallo qua vicino, ogni mattina mi sveglia e non riesco più a riprendere sonno.
Sarà anche colpa del caldo: d’estate l’insonnia aumenta, è l’ultima notizia scoop del telegiornale, il nervoso sale ed i cretini si espandono a macchia d’olio.
Marito, capo, ex-congiunto, vicino di casa, cassiere del supermercato, fratello, collega, autista del tram e pure quello dell’angolo che vende hot dog: nessuno deve essere stato risparmiato dal surriscaldamento della Terra che ha fuso l’unico neurone rimasto e suddiviso tra tutti loro.
Divincolarmi in una sola giornata da questi divertenti personaggi, per giunta in tacco dodici, mi aveva fatto perdere l’appetito ed ora era anche per questo che me ne stavo sveglia.
Ma non importa, ne approfitto per controllare i bagagli, che ci siano tutti.
No, non sto partendo per le vacanze.
Ho preparato una valigia per ognuno dei cretini dell’elenco.
Prendono tutti lo stesso volo low cost che attraversa il Pacifico.
- I Signori sono pregati di allacciarsi le cinture, l’aereo sta per decollare -
Vanno tutti a quel paese.
- Buona permanenza, vi ringraziamo per aver viaggiato con la nostra compagnia aerea.

La nevicata del ‘65

Cantami il passato
stringimi di ricordi
trattieni il mio respiro
e soffiami le risposte.

Per oceani oscuri mi perdo nei boschi
il peccato mi insegue
le strade si svuotono

Dipingimi il passato
stringimi di ricordi
ferma la mia testa
e sussurrami le risposte.

Per oceani oscuri mi perdo nei boschi
la storia mi sorpassa
le case crollano

Dai una voce al silenzio
dai uno sguardo a queste lacrime
E sorridi dei miei pensieri
tutto questo è il mio ieri.

Dieci buoni motivi per NON prendere un cane:

1.Per non alzarsi ogni mattina alle sei per portarlo fuori, sia nei giorni bui, di pioggia, di freddo e quando anche si è rincasati alle tre o quattro di notte
2.Per non tornare, quando è cucciolo, a casa nella pausa e mettersi a pulire pipì ovunque saltando il pranzo; e quando è grande per non tornare a casa nella pausa e riuscire subito per la seconda passeggiata, saltando il pranzo
3.Per non svegliarsi il sabato mattina e portarlo un sabato dal veterinario per il vaccino, uno perchè si è ferito alla zampa, uno perchè ha una strana tosse
4.Per non comprare, se di taglia grossa, chili e chili di carne, e per qualunque taglia cucinare e conservare pentole di carne e pasta
5.Per non dover lavare e disinfettare tutto il bagno ogni volta che lo si lava e schizza ovunque, lavare i pavimenti ogni volta che piove e zampetta ovunque, lavare il copridivano un giorno sì e l’altro pure quando si rotola sopra
6.Per non rientrare la sera a casa e trovare le scarpe nuove, i jeans che stavano meglio o il completo intimo preferito tutti mangiucchiati
7.Per non trovarsi, se con manto lungo, peli su divano, poltrone, tappeti, vestiti e passare la scopa ogni giorno togliendo gomitoli di pelo
8.Per non stare fino alle nove di sera con il buio che cala sulla spiaggia a cercarlo con il cuore in gola perchè è scappato dietro a qualche cagnolina
9.Per non doversi organizzare le vacanze con anticipo per trovare un posto che accettino i cani o qualcuno che ce lo tenga durante la nostra assenza
10.Perchè come disse Konard Lorenz: con un cane si stringe un patto di amicizia molto stretto e rompere questo patto significherebbe commettere un omicidio.

Undici buoni motivi per PRENDERE un cane:

1.Perchè come disse l’attore Orlando Bloom in una sua intervista: quando tutto il mondo si occupa di te, ti viene voglia di occuparsi di qualcuno che ha bisogno di te
2.Perchè un respiro in più nel silenzio della notte, delle zampette che corrono avanti ed indietro per il corridoio o il rumore delle slinguazzate in una ciottola d’acqua sono deliziosi suoni
3.Perchè accarezzare un morbido manto dona tanta tranquillità e dolcezza, quanto giocare a tirare una pallina dà gioia ed allegria
4.Perchè passeggiare tutte le sere almeno un’ora fa bene al fisico, alla mente ed allo spirito
5.Perchè non ci sarà più sera in cui si sarà troppo stanchi, preoccupati, arrabbiati per non intenerirsi e ricaricarsi al solo sguardo del cane che ti chiede coccole
6.Perchè, soprattutto se non si ha una vita regolare, si scoprono le piccole sicurezze che danno le abitudini quotidiane, così come si può uscire per una breve passeggiata e ritrovarsi alle dieci di sera ancora a chiacchierare con altri proprietari di cani
7.Perchè se si ha meno tempo da dedicare a se stessi si diventa più selettivi nel scegliere come e con chi trascorrerlo
8.Perchè andare in giro con il cane apre la mente, fa conoscere tante persone e ognuno ti racconterà la sua storia con un animale o una loro idea, che ti porterà a nuove riflessioni
9.Perchè alcuni veterinari non sono niente male
10.Perchè è bellissimo guardare il proprio cane, chiedere “ma sei contento?” e vedere una coda muoversi all’impazzata.
11.Perchè se vai in un canile ci sono tanti cani abbandonati in cerca di un nuovo amico che si prenda cura di loro, molti sono stati lasciati in strada per non avere problemi durante le vacanze, per non alzarsi presto ogni mattina, per non avere peli o danni per casa, per non avere più spese. Prendi un cane, adottane uno dal canile della tua città ma solo dopo aver fatto almeno dieci, no, undici riflessioni insieme a tutta la tua famiglia.

Cosa fa un indiano in autostrada?
Sfreccia!

E un poliziotto?
Va a manetta!

Perchè il dj dopo aver bevuto una Red Bull mette su il CD “A Chi iiii”?
Perchè Red Bull ti mette Le-ali !!!

La danza della gelosia

Non potevo credere ai miei occhi, la mia coinquilina che ballava scalza ancheggiando davanti alla pianta in soggiorno.
E’ una pianta di origine brasiliana e le foglie si stavano afflosciando un po’ troppo.
“E’ triste, le manca la sua terra; pensa, lì è carnevale e lei è qui da sola”
Così per diverse sere mi sono dovuto sorbire questa danza che, tra le altre cose, toglieva cinque minuti buoni al “tira la pallina” che mi spetta di diritto da anni tutte le sere dopocena.
Mi domandavo ogni volta – anzichè ballare e canticchiare el macarena come un’invasata, non potrebbe stivarla su un bel aereo destinazione Rio de Janero? -
Ma il peggio doveva ancora arrivare, una sera rientrò a casa con un sacchettino sospetto. Subito non capii. Lo appoggiò sul letto e si mise a frugare tra i cd, quindi andò verso il soggiorno. Partì la musica dallo stereo: “Brasil, tatara tara tara ta, brasil brasil…” Lei davanti alla pianta che muoveva ritmicamente piedi e mani ai quali erano attaccati degli strani sonagli, ed ogni tanto infilava una mano nel sacchetto e tirava verso la pianta qualche coriandolo dicendo “Viva el mundo”.
La fissai allibito, con tutto il pelo rizzato sulla schiena.
“Dai, non fare l’antipatico, vieni pure tu a ballare qui che è festa!” e mi lanciava un po’ di coriandoli addosso. “Gelosone.”
Nei giorni precedenti avevo pensato in effetti di essere stato accecato dalla gelosia, non essere stato obiettivo, ma questa era follia pura.
Scappai sotto il letto pensando di cercarmi velocemente, nei giorni seguenti, una nuova sistemazione con gente più normale o senza piante.
Due cose positive nelle settimane successive mi hanno fatto rimanere in questa casa: è arrivato il bel tempo e la mia coinquilina ha trovato un bel libro da leggere.
Le passeggiate si sono allungate e, mentre lei se ne sta sulla panchina al sole assorta nella sua lettura, io posso scorazzare libero quanto mi pare e piace in cerca di cagnette vogliose.
Posso lasciarmi alle spalle l’inverno, il buio della casa nelle ultime ore del pomeriggio lavorativo, e perfino quell’odioso carnevale.
Spero solo che il libro abbia molte pagine e magari anche un lieto fine. Quando è contenta mi dà più biscotti.
Io, nel frattempo, ho smesso di fare di nascosto la pipì nel vaso della pianta. Si è ripresa. Eh, la forza della macarena.

La paiola

Te lo giuro sulla tomba del canguro.
Fragola, limone, mandarino, arancia.
Hai sete tira la coda al prete.

Marianna corre e tiene per mano una bambina.
Dà voce a quella bambina e ne conserva in tasca la carta di identità.
La bambina ogni tanto le fa cenno di voler vedere cosa c’è nella tasca.
Marianna estrae allora un cioccolatino e distrae la bambina.
La carta di identità è falsa e non passeranno la frontiera.

Uno, due, tre, stella.
L’orologio di Milano fa.
LIBERA TUTTI.

Piero a testa in giù

I primi raggi di sole picchiettarono sulle mie palpabre come il becco di un gallo. Aprii gli occhi infastidito.
La notte era stata molto stancante. Ora starmene sdraiato sulla spiaggia a farmi riscaldare dalla luce del mattino era piacevole.
Eppure mi dovevo alzare. Dopo la raccolta dei frutti nella parte più interna dell’isola, mi aspettava la pesca per il pranzo.
Avevo una memoria eccezionale grazie a tutto quel fosforo che ingurgitavo quotidianamente. Mi ricordavo bene tutti i giorni trascorsi fino a quel momento. Rispettavo i programmi di ogni giornata perfettamente, con un ritmo incalzante.
Era una vita frenetica lì sull’isola: pesca, raccolto, caccia, trappole, riparazione della capanna, preparazione degli unguenti contro le scottature.
La sera mi trovava sempre distrutto ma dovevo sfruttare le ore buie per pensare a nuove idee per realizzare vestiti, zattere sempre più resistenti o nuovi modi di accendere il fuoco.
Nel buio, mentre lavoravo assiduamente con le mani o con la mente, mi assopivo ogni tanto, senza volere, e mi capitava di fare sempre lo stesso sogno.
Un ufficio.
Come avrei voluto trovarmi in un moderno open-space di un’azienda, una multinazionale magari.
Seduto alla scrivania con il neon puntato addosso e lo squillo del telefono della postazione accanto a tutte le ore.
Anche ad occhi aperti la mia immaginazione vagava fino alla macchina del caffè alla quale sognavo di trovarmi davanti.
Oppure appoggiato allo schienale di una sedia girevole immobile a fissare il monitor del rumoroso computer in cambio di un modesto gruzzoletto di euro da prestare agli altri senza ritorno.
Solo un bel sogno, lo so, gli uffici non esistono. Sono soltanto una bella invenzione per fuggire dalla realtà dell’isola tropicale dove tocca lavorare duro ogni giorno per sopravvivere.
Eppure anche quella sera, stanco morto, mi addormentai con la speranza di risvegliarmi il giorno dopo in un bel open-space circondato da giacche e cravatte inamidate.

Babbo Natale desiderava come regalo trovare sotto il grosso abete in cortile una slitta nuova.
Quella che aveva stava cadendo a pezzi, quell’anno sarebbe stato l’ultimo che avrebbe potuto usarla. Anche quelli del collaudo gli avevano detto che ormai non potevano proprio più farla passare ai test, avevano chiuso un occhio, anche due, già troppe volte.
Babbo Natale scrisse allora una lettera dei desideri ma se la ritrovò nella sua cassetta della posta.
Era lui Babbo Natale, e non esisteva un Babbo di Babbo Natale.
Pensò “se non esiste un Babbo di Babbo Natale esiste però una befana”. Così cerco il numero di telefono di Befy sulla rubrica e la chiamò.
“Mi spiace, ma io posso portare solo carbone, non sono autorizzata a fare regali, se lo scoprono mi licenziano. Ma, scusa, perchè non ti rivolgi al sindacato? Il nostro quando volevano farci portare anche il carbone dolce ci ha difese.”
“Non ho un sindacato di categoria, di befane ce ne sono tante, di Babbo Natale ce n’è solo uno…”
Babbo Natale aspettò ansiosamente fino all’aprile del nuovo anno, ma quando finì di mangiare tutto il cioccolato dell’uovo di Pasqua dovette rassegnarsi al fatto di non aver trovato una slitta come sorpresa.
E contò centodieci stelle cadenti la notte di San Lorenzo, a tutte chiese la stessa cosa, ma dal cielo non biombò nessuna slitta nuova.
Era già autunno inoltrato e Babbo Natale non aveva ancora risolto il problema slitta. Le renne erano a terra, sul caldo tappeto zebrato in salotto.
Babbo Natale sprofondò sulla poltrona gonfiabile ed accese il maxi schermo LCD su Mediaset.
Gli apparì un simpatico motociclista che stava girando nel circuito di Valencia su una moto sopra un carrello trascinato da tozzi bulldog che indossavano una maglietta con il numero quarantasei. Ogni tanto inquadravano un adesivo sulla moto con la faccia di un cane al quale il pilota dedicava la vittoria.
“Lui mi può aiutare” sobbalzò Babbo Natale.
Le renne lo guardarono un po’ perplesse e spaventate: dei bulldog?
Babbo Natale non si fece fermare da quegli sguardi e chiamò subito Fuori Giri per farsi dare il nome ed il numero di cellulare di quel pilota.
“Ma gli devo parlare in italiano o in inglese?”
“Per carità! In italiano, gli parli in italiano.”
Valentino fu molto stupito e divertito.
“Sì, ma butta giù che ti richiamo io, che ho le chiamate gratis”
Babbo Natale fu colpito da tanta gentilezza, e fece come detto.
Passarono i giorni e le settimane, ma il telefono non squillava.
Babbo Natale, sempre più triste al pensiero dei bambini buoni senza regali, se ne stava alla finestra a vedere i primi fiocchi di neve scendere.
Quando, ad un tratto, vide una moto impennare in cortile.
“Scusa il ritardo Babby ma la Bridgestone faticava a trovarmi le gomme da neve, hanno un gran da fare ora che ci sono solo loro. I cani poi si sono rifiutati categoricamente di venire con me al freddo, sai, loro sono abituati al clima di Valencia, sono del mio amico Dani.”
Babbo Natale commosso ringraziava, guardando le renne corse a vedere quanto stava succedendo lì fuori.
Un po’ schifate si fecero legare alla moto e Babbo Natale salì con tutto il sacco di regali pronti, allacciandosi saldamente al generoso pilota.
“Che bello, con questo motore a valvole abbiamo fatto in un attimo”, le renne alla fine erano soddisfatte di aver faticato meno degli anni passati.
“E ci resta pure il tempo per una birra” aggiunse Babbo Natale
“Sì, ma il prossimo anno ti fai aiutare da Max” disse Vale brindando con Babbo Natale.

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