7.30. Suona la sveglia. Mi sento strana stamattina, forse non ho riposato bene.
Sono ancora un po’ addormentata ma ho voglia di alzarmi, sposto il piumone e faccio per appoggiare il piede sul tappeto.
Un rumore. Mi ritrovo sul pavimento smarrita ed incerta a muovere lenti passi trascinandomi sotto una pesante corazza.
“Sta squillando il telefono, rispondi?”
La mia collega sta urlando mentre ancora un po’ incantata alzo la testa dalla mia postazione di lavoro.
Sono le 17.30 di una delle prime giornate di novembre, fa buio presto ora, ed io stanca e pensierosa avevo appoggiato per un attimo la testa sulla scrivania addormentandomi.
“Ho sempre guardato con un misto di perplessità e di invidia la nascita delle tartarughe marine: appena sgusciate si muovono dritte e sicure verso il mare. Forse non sanno neppure chi sono né dove si trovano, ma di sicuro sanno dove vogliono andare.”
Con questa infelice, ma autentica frase si era conclusa una meravigliosa storia d’amore.
Avrei potuto dire: “ Sì, caro, ti seguirò e ti amerò per sempre.” Ma io no, io sincera e diretta, ero stata dapprima in silenzio e poi avevo inviato questo messaggio, pieno di insicurezze, dubbi e fragilità.
Cresciuta in assoluta indipendenza, senza conoscere la storia della famiglia con la quale avevo convissuto per anni, in una città che non mi rappresentava affatto, come facevo ad essere sicura di riuscire a vivere con la stessa persona per sempre.
Conosceva, lui, i miei alti e bassi, i miei inspiegabili silenzi, le mie improvvise euforie?
Avrebbe, lui, accettato e sopportato le mie disordinate cene, le mie dormite domenicali, le mie nottate insonni, la mia pigrizia o i miei frenetici programmi?
Romantica idealista ben nascosta dietro ad una corazza di razionalità, non avrebbe forse lui deluso il sogno di un Amore Eterno?
In quella stanza semibuia, da sola, mi ero accasciata davanti al monitor del computer, stremata da mesi fatti solo di pensieri, di nervosismi e di lacrime. E chiara e luminosa mi era apparsa l’immagine.
Tutte le tartarughe delle mia collezione posizionate ordinatamente sulla mia scrivania si stavano muovendo. Ed io con loro, mi dirigevo goffamente verso il mare, trascinandomi una corazza piena di dubbi, per ultimo “lo amo e voglio vivere con lui?” Barcollando inesperta, mi muovevo sul bagnasciuga cercando di raggiungere le piccole onde della riva che mi avrebbero aiutata a trovare il mare.
Ore 18.00. Esco finalmente dall’ufficio, e mi incammino verso casa, attraversando le strade buie della città come se fossi su un bagnasciuga, e mi domando se c’è ancora un’onda pronta a prendermi e portarmi via con sé.
bentornata in blogsfera… ho aggiornato il tuo link… ciao!