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virgola

Bisogna tornare bambini

per compiere gesti da adulti

(responsabili).

Fonte immagine: slideplayer.it

 

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Giacomo stava leggendo l’articolo del giornale. Sì lo sapeva anche la Thailandia è diventata una meta consigliata per i pensionati italiani. Una villetta per meno di cento mila euro, una casetta sulla spiaggia a cinquanta mila e cene nei migliori ristoranti a dieci euro.

Giacomo però cercava un luogo francese. Un posto dove si parlasse solo francese e ci fossero pochi turisti, soprattutto italiani.

Giacomo aveva frequentato nell’ultimo anno un corso di lingua francese. Era stato un bel gruppo: una casalinga sulla cinquantina, una giovane donna disoccupata, un paio di giovanissimi neo diplomati, un libero professionista attempato e una coppia di pensionati.

Non aveva fatto il corso in previsione del suo trasferimento sull’isoletta francese. Viceversa.

Fu durante il corso che ebbe l’illuminazione. Per fortuna aveva una buona disponibilità economica. Non era spinto dalla necessità di cercare un luogo più conveniente né più vivibile.

Era stato sempre considerato un’irresponsabile. Un po’ donnaiolo e sempre insoddisfatto. Giacomo si sentiva solo uno spirito libero e un animo fanciullesco.

Erano passati già quattro mesi dal suo settantanovesimo compleanno. Aveva poco tempo per cercare l’isola francese, la nuova casa, fare il trasloco e organizzare la festa. Una grande festa di compleanno. Già vedeva gli addobbi, l’enorme torta, gli invitati, fiumi di spumante. A ognuno dei suoi nuovi vicini era già pronto a rispondere felice: “Quatre-vings!”.

Tra qualche mese avrebbe festeggiato per la quarta volta i suoi vent’anni. Giacomo ora aveva fretta.

Sotto una foglia
c'è un seme che germoglia,
è un'idea piccina
quella che si avvicina.
Scala cime innevate,
discende le cascate.
Poi su un fiore si posa,
è lì che riposa.
Riprende il cammino
che non è ancora mattino,
fino a diventare un sogno
che ancora ne abbiamo bisogno.
Parla di un luogo incantato
dal sole sempre illuminato.
E' lì che vorrei abitare,
tra il cielo e il mare.
Buon Natale.

 

Laura va di fretta

Era come prendere l’autobus al volo – pensò Laura – Sali in fretta e ti volti subito a controllare se in mezzo a quelle porte che si chiudono veloci dietro di te non rimanga qualcosa di tuo, qualcosa a bloccare il tuo avanzamento nel bus. Tocchi rapidamente la borsa, l’angolo del vestito e ti accerti di non aver perso nessun pezzo della tua immagine di stamattina. Quindi con uno scatto ti mischi tra i pendolari.

Un brivido colse Laura tra i suoi pensieri. Oggi era seduta, il posto più ambito: lato finestrino. Quel vetro trasparente e gelido. Cerchi di non avvicinarci troppo il viso mentre lo oltrepassi con lo sguardo, isolandoti da quell’ammasso in piedi intorno al tuo sedile. Fu allora che Laura percepì tutta la freddezza e la solitudine del suo corpo.

Si ricordò di quante volte aveva svuotato in fretta la lavatrice accesa nelle prime ore del mattino. Spesso si ritrovava con una mano tra magliette, slip e collant mischiati nella bacinella a cercare il calzino compagno di quello che teneva chiuso nell’altro palmo, per stenderli ordinatamente insieme. Alla fine lo trovava sempre appallottolato e spiaccicato sulla parete bucherellata del cestello della lavatrice. Anche facendo girare con un colpo di mano il cestello, il calzino stava appiccicato e nascosto. Lo cerchi e lo sai già, è là. Eppure Laura sentiva freddo.

… … …

– Mi diceva che questo è quello che va per la maggiore, ora?

– Uhm, quindi mi assicura che per una bambina va bene?

– C’è anche di altri colori, oltre a questo?

– Per gli accessori, sono inclusi o li devo comprare a parte?

– Ah ecco. Invece per le istruzioni?  Non so, per la pulizia, ci sono prodotti specifici?

– Mmh, certamente chiederò là. Comunque in caso ci fossero problemi o non piacesse alla bambina, lo posso portare indietro? Si può fare un reso o un cambio eventualmente, vero?

– Beh, speriamo che vada bene. Ok, allora, lo prendo. Mi può fare un pacchetto regalo?

– Oh, no! Uhm… Magari, guardi, anche solo un bel fiocco qui.

cosmonatale4

I cani non sono regali di Natale.

Il mago dell’ozio

Dopo aver letto il meteo questa mattina mi sono chiusa in casa con il mio cane.

Speravo di riuscire a schiacciare la malvagia strega dell’est.

Niente. E mi dovrò comprare io le scarpe nuove.

La notte è sola mia

Parole mie, dell’attore, dello scrittore. Musica anni 70, tormentone dell’estate, silenzi. Piena di speranze, di rimorsi, sconfitta dalla stanchezza. Rannicchiata come un gatto sulla poltrona o protetta da un plaid, svestita e sdraiata a cercare ombre, scacciare pensieri, riordinare idee. Accaldata sul pavimento del balcone avvolto di nero, sotto la doccia bollente, dietro ad una finestra a sbirciare tra i palazzi e contare le luci ancora accese. Mi aggiro nel buio, occhi fissi alle stelle. Stiro, spolvero ricordi, svuoto lavastoviglie, pulisco gabbie, apro cassetti, ci penso, ti penso. Liste della spesa, liste dei sogni, parole convulse, lacrime, progetti, vuoti. Viaggi su Internet, album di fotografie, vecchie lettere, nuove mail. Domande e risposte. Illuminata da due lucine dello specchio ad osservare imperfezioni e accarezzare occhiaie, contornata dalla luce del display del pc. Tazza di caffelatte, crampetti di fame, acqua e menta, gorgoglii di stomaco, avanzi di frigo mischiati a video di you tube. Piede sul pedale della vecchia singer, dita che stringono segnalibri. Lavoro, rido, piango, ricordo, rifletto, cancello, ascolto. La notte sono nuda e faccio quel che voglio.