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Archive for aprile 2008

Ogni giorno ho la prova di quanto tutti siano gentili con me, di ogni ceto, professione, età, sono tutti cordiali.
Sono tre anni che sono abituato ai giochi di lotta e nascondino del falegname che abita sotto casa mia. Alcune mattine mi aspetta pure nascosto dietro un angolo, io faccio finta di non vederlo, e così lui si diverte a saltare fuori all’improvviso e riempirmi di grattini. C’è da rotolarsi a terra dalle risate.
Da qualche mese poi c’è il signore con la macchina sgangherata che mi chiama anche da lontano per salutarmi. E quando mi avvicino inizia ad imitare Cleo, la cagnolina sua vicina di casa, e mi racconta tutte le sue avventure, tanto che mi sta venendo proprio voglia di andare a conoscerla, questa Cleo.
E non parliamo della mia vicina; mi ha odiato per mesi, soprattutto quando dedicavo certe ululate alla cagnolina di turno, sapete, sono un latin lover. Ma ora mi adora anche lei, l’ho conquistata a tal punto che una volta che mi ero perso sulla scia di una cagnetta, lei mi ha aperto il portone ed ospitato a casa sua.
Ma la sorpresa più grande è stata vedere i sorrisi aperti, sinceri e disponibili dei nuovi arrivati.
Si sono piazzati, ormai da settimane, lungo l’argine, dei signori, tutti molti simili tra loro, probabilmente fratelli, non so se c’entrano con le nuove costruzioni, forse sì, forse no, forse sì.
Ogni mattina passo di là e loro mi sorridono, poi alzo la zampa, schizzo un po’ di pipì da quelle parti, e loro mi sorridono ancora. Gente davvero a modo.
Mi è capitato di centrarne qualcuno con un po’ di schizzo, sporcando i loro colletti bianchi. E che è successo? Nulla, continuano a sorridermi.
Ma il massimo è stato l’altro giorno. Girovagavo sul ponte ed ho visto qualcuno di loro pure là, forse prendeva il sole. Io avevo bevuto molto e mi è scappata tanta pipì. Mi giro per verificare il mio odoroso tracciato quando, non credevo ai miei occhietti, c’era una marea di grazie per me, per la mia pipì. Loro e vicino una marea di ringraziamenti.
Grazie, grazie, grazie Liguria, vabbè sì, qualcuno ha sbagliato il mio nome, io mi chiamo Cosmo non Liguria. Ma va bene lo stesso. Grazie a tutti voi, è stato un piacere fare la pipì con voi tutti.

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Sai, ho riflettuto a lungo ed ormai non c’è più nulla da fare.
No, non è colpa tua.
Ma mi sono rotto, ho sopportato troppo a lungo. Tutti quegli sguardi, tutte quelle persone che stavano in piedi davanti a me e che non facevano altro che guardarmi e fare commenti. Io riflettevo, e stavo zitto ed immobile. Sai, penso che un’immagine valga più di mille parole. Ma loro continuavano con i loro giudizi.
Ti ripeto che non è colpa tua. Anzi tu sei quella che mi ha spesso protetto e nascosto dai loro sguardi.
Mi ricorderò sempre delle tue morbide curve e della delicatezza con la quale ogni tanto mi sfioravi.
Eri il mio spiraglio di vita, sì, tra noi due eri sicuramente tu quella più aperta, più flessibile. Io stavo sempre fisso nella mia posizione.
E sai bene, quindi, che non hai da rimproverarti nulla.
Chi poteva sapere che sarebbe entrata quella ragazza e si sarebbe messa tra noi due.
Mi ha fissato a lungo, continuava a muoversi di fronte a me e a dirmi bello, si toccava, si girava senza togliermi un attimo gli occhi di dosso. E tanto ha fatto che mi ha colpito, ha fatto centro, nella mia parte più fragile. Non ho saputo resisterle.
Ma ora non parliamone più. E’ difficile rimettere assieme tutti i pezzi, ed ho riflettuto a lungo. Ed ora sono a terra per tutto quello che è successo.
No, non ne sto facendo una tragedia. Ma capisci bene che non c’è più modo ora di stare ancora con te.
E’ a lei che continuo a pensare, pagherà per quanto è successo, e le toccherà un futuro incerto.
Saranno almeno sette anni di sfiga.

Disse lo specchio in frantumi alla tenda del camerino della boutique.

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Sto masticando un po’ di CD. Per un lungo tempo sono stati impilati sul comò in camera da letto, non so per quale ragione; da qualche settimana, però, sono tornati ad occupare il portacd di metallo vicino all’ingresso.
Sto selezionando tutte le raccolte sdolcinate, tengo solo rock duro, Subsonica, Aretha Franklin, e conservo pure quelle compilation anni ottanta, più che altro sono nel ripiano più alto e non le riesco a tirar fuori facilmente.
La mia coinquilina in questi giorni è di pessimo umore. Preferisco perfino quando è nervosa o incavolata nera e mi urla senza motivo, se solo le sto un po’ appiccicato, piuttosto che vederla così. Quando è uscita di casa stamattina aveva lo sguardo più triste di quelli che riesco a fare io quando cerco di accapparrarmi un biscotto in più.
Quindi ho pensato bene di tirarla su, iniziando con l’eliminare tutta sta musica melensa che si ascolta stando seduta sul pavimento vicino allo stereo.
E’ uno strazio assistere a quella scena, meglio mangiucchiare in fretta e togliere i CD dalla circolazione. E per evitare che si butti sul letto e passi al buio tutta la sera, quasi quasi appena ho finito qua salto a grattare un po’ tra le lenzuola ed i cuscini, non prima, certo, di aver scavato tra i vasi sul terrazzo.
Lo so è un lavoro sporco ma qualcuno lo deve pur fare.
L’ultima volta che l’ho vista con quello sguardo spento sul volto sono dovuto scappare per mezz’ora per riuscire a farla stare un po’ più fuori casa al sole. Ero molto stanco ma il risultato è stato sorprendente.
Girandomi ogni tanto mentre correvo veloce davanti a lei, vedevo che agitava le braccia e gridava qualcosa. Sicuramente stava ballando e cantando grazie a me.

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