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Archive for maggio 2008

Durante i primi anni tu, muovendoti a gattoni, cerchi di conquistarti le prime sicurezze, e pare che anche la gente intorno faccia di tutto affinchè tu possa sentirti sicura o perlomeno rassicurata.
Poi ti accorgi che un sistema basato solo sulle sicurezze cede o, se sei forte nel mantenerlo, ti limita. L’incerto è bello, curioso, eccitante. Forse quando lo decidi tu.
Ma poi c’è anche quella frase “un uomo saggio non è quello che cerca di costruirsi un sistema di sicurezze ma quello che sa gestire un sistema di incertezze.” O qualcosa del genere, già, dove l’avevo sentita ‘sta frase? Ad uno stage di marketing probabilmente. Il bello del marketing: è la scienza del buon senso. La si può applicare ad un mercato, ad un prodotto, ed anche a se stessi. Mon Dieu, mais non, io un prodotto su uno scaffale. Mai! Scendo e seguo i consigli di mia nonna, quelli che ho ascoltato e per quelli che non ho ascoltato mi affido al meteo di frate indovino.
Volendo poi c’è pure l’oroscopo, ce ne sono tanti da poter scegliere la versione che preferisci. Ho conosciuto un toro, ottima intesa, ma se non mi piacesse più ho sempre l’ascendente nella manica che mi può salvare: pesci e scorpione, non dura.
Le incertezze di una donna sono tante, e se non prendi la pillola sono ancora di più. Quale è il miglior metodo per depilarsi? Mèches o non mèches?
E ora aggiungo che la mattina ti alzi, ti vesti e sali in auto, fai pochi metri e non sai se oggi dovrai andare a destra o a sinistra. Almeno in questo caso non hai responsabilità, c’è una freccia che indica la scelta al tuo posto.
A volte per andare a lavorare scelgo appositamente percorsi differenti, chi lo diceva? Neruda, così non si muore dentro. Da qualche tempo però la strada me la indica ogni mattina una freccia. Una freccia bianca su un cerchio blu, ogni tanto girata a sinistra, ogni tanto capovolta a destra. Bastano due operai del gas a fare due lavori sulla strada che porta a casa tua, che durano ahimè due mesi, per generarti questa ulteriore incertezza. Destra o sinistra? Eh sì, cambia, perchè se sei già in ritardo di qualche minuto e la freccia indica sinistra, prendi in mano il cellulare e chiama già l’ufficio per un permesso: arriverai sicuramente in ritardo. Se la freccia segna destra, chiediti se all’incrocio ci sarà colonna. Potrebbe darsi che in un minuto tu sia sull’argine, oppure puoi sceglierti pure il cd da ascoltare con tutta calma, ne avrai di tempo da star seduta in auto.
E così sono due mesi che la mia incognita è quale strada dovrò fare oggi per andare a lavorare. Ma anche, se trovassi la strada completamente bloccata alle auto? E per quanto tu sia risoluta i dubbi non si placano. Perchè già, brava, lascia l’auto fuori dalle transenne con le quattro frecce, facendo fessi gli operai-occupanti e corri a casa a prendere il cane per portarlo subito fuori. Sei stata furba, ma il dubbio è un tarlo. Lo sai se passa di lì un vigile e ti fa la multa? Perchè a lui non interessa che la strada è da settimane diventata un cantiere, che tu sei stanca, che torni veramente nel giro di pochi minuti, giusto il tempo di prendere con te il cane. E le quattro frecce? Ah no, non ti attaccare a quelle. Non c’è tempo per fermarsi a riflettere. Qui nessuno aspetta te o le tue quattro frecce. Attenzione. Sei bloccata in mezzo alla strada e dai solo fastidio a chi ti deve aggirare o raggirare. Che modi sono, fermarsi a riflettere? Le quattro frecce non valgono più, non c’è tempo per valutare qual è la scelta migliore, non c’è tempo neppure per valutare qual è la meno peggio. Sgomberare, prego. Qui si deve correre. Basta dubbi. Ed i sensi di colpa per la scelta sbagliata? Che ognuno trovi il suo modo per farli tacere. Ora, per favore, spegnere le quattro frecce e andale!
Che poi la suspense non è ancora finita.
Salirai in ascensore e ti domanderai: che fiore mi accoglierà stasera?
Perchè anche il gesto più romantico di chi ti sta vicino può generarti ansia ed oscillazioni nell’anima.
Avere la vicina in pensione che come migliore attività della giornata cambia la pianta nella fioriera di bronzo sul pianerottolo non è sempre facile.
A volte è bello non sapere cosa ti aspetta. Si apriranno le porte dell’ascensore e vedrai petali rossi oppure gialli. Piccola suspense, che ti dà una scossa, quel senso di possibilità, di avventura, di coraggio.
Ma le piante non hanno le radici proprio per stare ferme in un posto?
Eppoi c’è l’effetto terza sera. Torni, è vero, magari sei un po’ giù di umore, forse un po’ stanca o delusa da qualche piccolo brutto gesto vissuto nella giornata. L’ascensore si apre e vedi la nuova pianta. E non ti senti eccitata, ti domandi dove è finita la piantina bianca che ti ha accolto nelle due serate precedenti. E ti senti triste perchè sei sul pianerottolo, stanca, con le chiavi di casa in mano, e non c’è la piantina bianca. E questa nuova ti innervosisce pure, perchè tu volevi la piantina bianca, la tua piantina bianca ad aspettarti, come ieri, e come l’altro ieri.
Ci si può affezionare ad una piantina bianca vista due volte?
E che male c’è? Non è ragionevole? Ah, ecco.
Accendo le quattro frecce.

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