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Archive for ottobre 2008

Gioco sempre con la pallina e quindi sono attivo; faccio corse all’impazzata e quindi sono sportivo; faccio le feste a chiunque e vado d’accordo pure con i gatti, e quindi sono socievole; se mi va di odorare da qualche parte tiro il guinzaglio con la forza di un pit bull, e quindi sono deciso; mi piacciono i grattini dietro alle orecchie e lecco sempre tutti, e quindi sono affettuoso; adoro correre sulla spiaggia d’inverno, fare lunghe scampagnate la domenica e sono stato con le zampe fino a quindici centimetri immerse nella neve fresca, e quindi sono amante sia del mare che della montagna; se sporco in casa o rompo qualcosa mi faccio trovare con la coda bassa a confessare, e quindi sono sincero. Fedele? E chi può essere più fedele di un cane?
Ho tutti i requisiti che lei ha sempre detto di desiderare in un compagno per la vita, eppure sta convivenza in questi giorni si è fatta molto difficile ed in precario equilibrio. Diciamola tutta: non la sopporto più!
Colpa dell’influenza sono quattro giorni che devo passare il mio tempo chiuso in casa con lei, senza poter uscire a fare le mie consuete e lunghe passeggiate, per di più sono costretto in quaranta metri quadri e sentire questi fastidiosissimi colpi di tosse secca e stridula che oltrepassa qualsiasi muro, del suono e della casa.
Non riesco più a dormire bene la notte. Ieri sera, disperato, sono andato a dormire sul divano in sala perchè la signorina, in ordine: tossiva, accendeva la luce, si alzava, beveva, si risdraiava, leggeva, accendeva lo stereo e ritossiva sopra la musica. Tutto questo nel bel mezzo della notte.
Eh basta! Non ho mica fatto domanda per fare il cane da soccorso, io.
I pomeriggi poi non è che trascorrino meglio. Devo stare vicino a lei, se no si offende, a sorbirmi ore e ore di tivù spazzatura e se solo faccio cenno di voler uscire, almeno sul terrazzo, a prendere un po’ di aria salubre, lei si alza a fatica sbuffando, apre bruscamente la porta e me la richiude subito dietro, che quasi mi sbatte sul mio bel sederino, e, se va bene, rientro dentro casa solo dopo innumerevoli colpi di zampa sul vetro. Ma che, il catarro le ha completamente tappato le orecchie o fa la gnorri?
Eppoi dicono “poverino sta solo in casa”…ma meglio! Signori miei, molto meglio quando va a lavorare e mi lascia il monopolio dell’appartamento.
Averla tra le zampe tutto il giorno, e per giunta malaticcia, è una cosa che mi sta mandando in bestia.
Divorzio e chiedo gli alimenti, ma per favore non crocchette.

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Era un piccolo laghetto d’acqua salata dove sguizzavano tanti pesci, di tante dimensioni, di tanti colori, di tante grandezze. C’era chi stava più sul fondo, chi si divertiva a saltellare appena fuori dal lago per rituffarsi di testa sotto, chi riusciva a nuotare per ore a filo d’acqua.
C’era un gruppetto che animava da anni la parte più ovest del laghetto ed era fatto di tante pescioline a modo loro tutte indipendenti o sole. All’interno del gruppo c’era chi ogni tanto si perdeva per viaggiare in solitaria tra sud e nord, chi percorreva il perimetro del lago in coppia, chi apriva al massimo le sue branchie per radunare tutte sullo stesso pezzetto di fondale.
C’era chi rideva, chi sbuffava, chi piangeva, chi rifletteva, chi parlava e chi sparlava. Insomma le solite vecchie cose di tutti i laghi. Eppoi si andava a stagioni, chi nuotava meno all’improvviso iniziava a dare forti colpi di pinna, chi stava di più con il pesce martello iniziava a scambiare idee ed opinioni con il pesce volatile.
Ed era proprio quest’ultima che veniva spesso presa per menefreghista, individualista o perlomeno stramba. Sarà stata colpa della sua ritrosia o della sua idea di lasciare i pesci liberi di scegliersi. O forse si trattava della sua insicurezza che la faceva sentire di troppo, poco accettata, poco voluta. E lei non era certo una pesciolina in grado o desiderosa di imporre la sua presenza, faceva qualche gesto e poi si ritirava ad aspettare di essere richiamata. Se ciò avveniva si sentiva la pesciolina più leggera di questo lago ed iniziava a fare progetti, idee e sogni sulla felicità di tutto il laghetto o almeno della parte ovest. Se ciò non accadeva si rintanava dietro un’alga lunga con la consapevolezza di non essere cercata e perfino di essere dimenticata.
Quando poi iniziava a sentire le branchie alate che iniziavano a indolenzirsi, prendeva forza e coraggio e saliva fino alla superficie del lago e provava a fare due voli fuori dall’acqua. I primi più timorosi e malinconici, fino a che la testarda allegria non riempiva nuovamente le sue branchie e si sentiva pronta di riscendere sul fondo ovest.
Quando con un po’ di imbarazzo si riavvicinava al gruppetto di pescioline sentiva spesso discorsi alquanto diversi da ciò che aveva appena vissuto, provato e soprattutto visto con loro.
Con gli anni trascorsi al lago e con i suoi tuffi fuori o con le “pinnate” ad est capì, però, che è un po’ consuetudine del vivere in acqua e soprattutto nel lago, e che quel salato faceva solletticare un po’ tutti, anche se magari non sembrava.
Non si può dire che la sensazione di non essere voluta fosse con il tempo scomparsa ma di sicuro dominata, razionalizzata e rasserenata. Era solo una piccola ombra e non permetteva più che interferisse con i suoi sentimenti o idee. Anzi il continuare a vivere in quel laghetto malgrado le difficoltà, i dubbi, le differenze, le scorrettezze o le trascuratezze, che ogni pesciolina aveva avuto occasione di provare almeno una volta nel corso degli anni in quello stesso lago, le aveva impresso una sicurezza negli occhi tondi e vivaci, diventati meno rigidi e più filosofici.
Non ci sono amicizie utili o inutili. Ci sono solo amicizie.

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Quando la luna è decrescente o crescente sono disposta a spostare la mia casetta a destra e a sinistra in base alle fasi lunari. Tanto stare a destra o a sinistra non è che faccia più molta differenza.
Imparerò a camminare al buio quando la luna sarà nera e quando sarà rossa porterò gli occhiali da sole anche tutto il giorno. Non mi disburba questa cosa, anzi il rosso è uno dei miei colori preferiti, insieme al nero, e molti mobili, tappeti e quadri so già che starebbero benissimo lassù.
So eclissarmi tra la folla, tra i miei pensieri e ricordi, sono quindi già allenata per quando verrà l’eclissi di luna.
Non distrarrò, lo giuro, poeti, cantautori e soprattutto innamorati che rivolgono di notte lo sguardo in su dedicando arte e preghiere alla luna.
Spero solo che il detto “tutto il mondo è paese” valga solo per la Terra. Perchè i tempi in cui dicevo “voglio cambiare città” son finiti, non mi basta più, mi occorre un altro pianeta. Non è per colpa di questo pazzo pazzo pazzo mondo, pensandoci lo è sempre stato un po’ così, ma piatto mai. La cosa più tonda per definizione è sempre stata il mondo.
Perciò voglio la luna, anche mezza luna, va bene lo stesso.
Sì ho deciso trasloco sulla luna, domani mattina avvio le pratiche per il cambio di residenza, probabilmente il cellulare non prende là e forse neppure l’adsl, non so se con la patente europea potrò girare in auto lo stesso o se i punti del supermercato vecchi si possano accumulare con i nuovi, il canone rai continuo a pagarlo per sicurezza, in più là avrò certamente anche la TV satellitare.
Se i quotidiani non li diffondono in quelle zone poco importa, basta che consegnino la pizza e che ci sia qualche riserva di nutella.
Non so coltivare verdure, amicizie o hobby eppure da là potrò regolare la crescita delle rape, dei capelli e perfino dei peli.
Non si può stare al mondo ciondolando tutto il giorno, ma dondolarsi sulla mezza luna dev’essere affascinante.
Mi perderò “un posto al sole” ma avrò il mio sulla luna.
Mi devo informare se il telelavoro è possibile pure tra Terra e luna, magari con una connessione laser posso pure fare videoconferenze.
Controllo già anche se il mio compleanno capita di luna piena o no, tanto da sapere quante persone potrò invitare.
Sono decisa, mi cerco casa sulla luna, sono convinta che pure una egocentrica e viziata come me possa imparare con il tempo a stare bene anche se circondata da stelle. In fondo meglio in mezzo alle stelle che tra gli…si proprio quelli.
Dai su, lo avete detto anche voi: non so stare con i piedi per terra.
Poi chissà che sulla luna non siano arrivati ancora tutti i rincari previsti qua, magari non c’è neppure l’euro e non prevedono influenze australiane.
Di sicuro poi là non arrivano i pettegolezzi e da lassù non riuscirò a sentire chi sparla alle spalle o dice castronerie.
Un unico dubbio. Com’è che si chiamano gli abitanti della luna?
Benissimo, così non mi offenderò più se qualcuno mi dirà che sono lunatica.

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