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Archive for novembre 2008

E’ facile andare d’accordo con me, non solo perchè sono bello, simpatico ed affettuoso. Sono soprattutto prevedibile.
Moltissime persone, in particolare single o coppie anziane, dicono di non aver mai ricevuto soddisfazioni così grandi quanto quelle regalate da un cane. Beh, io ed altri miei amici pelosi, non tutti in effetti, siamo sicuramente meno noiosi ed infedeli di un partner, e non cresciamo ed entriamo in conflitto con i genitori come un figlio. Noi cani non giudichiamo mai. Un rapporto, il nostro, fatto di pochi rischi e tanto amore perchè le relazioni che instauriamo con tutti sono molto semplici, prevedibili appunto.
Spesso però noi cani veniamo snaturalizzati, umanizzati, ricoperti di eccessive dimostrazioni d’affetto che non rispettano e comprendono la nostra vera natura e modo di comunicare. Non è cattiveria, ma spesso gli umani, anche tra di loro lo fanno, pensano che quello che fa felici loro può far felici noi. A volte deve.
Abbiamo scelto noi in passato di avvicinarci all’uomo; ci siamo occupati delle attività più faticose e pericolose in cambio di un pezzo di carne, di un fuoco ed anche di un po’ di compagnia. Con il consumismo, però, ci siamo fatti carico anche del vuoto affettivo e comunicazionale degli umani.
Ma per fortuna è arrivato qualcuno a sollevarci da questo peso: Facebook.
Con questa community di Internet puoi adottare un cane virtuale, e magari mentre il tuo sanguigno cane sta chiuso solo ed al freddo in un recinto, tu guadagni un osso virtuale perchè hai cliccato e dato la pappa al tuo cane di Facebook. Un click, una carezza pulita.
E così poi, mentre non chiacchieri con il tuo vicino in ascensore, ti accorgi che lui legge le tue confidenze da un amico dell’amico su Facebook.
In questo modo c’è già un po’ di gente che mettendo la sua fotina su Facebook ha perso la faccia in paese.
E così poi, mentre continui a non invitare a casa tua quella tipa che ti era antipatica, la vai a cliccare e chiedere se vuole diventare la tua nuova amica su Facebook, ed il tuo contatore di amici sale a 365 facce.
Perchè tu non sei solo, hai ben 365 amici su Facebook, peccato che poi non hai trovato nessuno che ti accompagnasse a vedere quello spettacolo che ti piaceva molto, che la sera la tua bocca non muova un muscolo per parlare, e che se rimani con l’auto in panne non trovi qualcuno che si fermi ad aiutarti. Ma magari quello del carroattrezzi lo hai già visto, era su Facebook, e paghi i trecento euro ma gli chiedi se lo puoi aggiungere tra gli amici.
E così poi, il giorno del tuo compleanno avrai la bacheca piena di auguri mentre ti mangerai da solo la tua torta, osservato dalle 365 faccine statiche con le quali è difficile litigare e non dovrai neppure fare un regalo a Natale o rinunciare, per neanche una di quelle, al tuo spazio in casa per fargli mettere le sue cose.
E così poi, ritrovi il tuo vecchio compagno delle elementari e gli perdoni che quella volta ti aveva strappato il quaderno, ora lui è separato, ha due figli e lavora in proprio ma se biascica mentre beve il brodo non lo sai. Ma lui è lì, visibile e controllabile, come un cane al guinzaglio.
In ogni momento, passato, presente e futuro sono disponibili e collegati da tanti bei sorridenti accattivanti visi inodori, che per dirti che sono contenti ti mandano due punti ed una parentesi.
Io, che sono un essere inferiore a voi umani e si vede dal fatto che mi reggo ancora su quattro zampe storte, per dirvi che sono felice agito la coda; se vedo un cane grosso che si avvicina arruffo il pelo spaventato.
E soprattutto, se mi chiedo se quella cagnetta può essere mia amica, mi avvicino e l’annuso, lì proprio lì, ma poi non la pubblico su web, mi basta saperlo io.

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In apnea

I tuoi dubbi erano le mie spiegazioni così come il tuo problema era la mia speranza e mentre quello che non mi hai detto io lo sentivo a quello che non ti ho chiesto tu rispondevi ed è per questo che oggi nel portariviste ci sono i sacchetti di plastica e la specchiera è un poster e nel mobiletto ci sono le scarpe ma non trovo il pezzo di vetro che faceva da tavolo del quale sono rimasti soltanto i piedi così come rimane una fotografia senza data che comunica a metà per questo mi dici delle cose solo come punto di incontro ed io domando cose per le quali le risposte le abbiamo già quindi con i piedi del tavolo rimasto senza il vetro posso solo camminare sperando di fermarmi a gustare il pranzo un’altra volta.

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L’ora del tè

La fortuna del melograno costa milioni di semini, la dolce polpa del fico fa fatica a staccarsi dalla buccia più spessa, il caco si apre subito, innonda di colore e poi lega la bocca.
Il tempo del raccolto è finito: Anna corre, Paola inciampa, Fabio gira, Valentino si nasconde, Mario sale e scende le scale. Francesca zappa. E’ l’unica che zappa.
Laura sta seduta e beve tè. Non le era mai piaciuto il tè. Questo è color pesca, dolce e concentrato, caldo senza essere bollente. Poco ma un buon tè. Un buonissimo tè.
La tazza si intiepidisce, sono le 17.05. Il tè è finito. Era poco.
Laura riabbassa la tazza sul tavolo. E se ne va da sola. Il buio cala.
Anna dorme. Mario scende le scale. Paola sta ferma. Francesca zappa ancora.

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