Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for febbraio 2009

I primi raggi di sole picchiettarono sulle mie palpabre come il becco di un gallo. Aprii gli occhi infastidito.
La notte era stata molto stancante. Ora starmene sdraiato sulla spiaggia a farmi riscaldare dalla luce del mattino era piacevole.
Eppure mi dovevo alzare. Dopo la raccolta dei frutti nella parte più interna dell’isola, mi aspettava la pesca per il pranzo.
Avevo una memoria eccezionale grazie a tutto quel fosforo che ingurgitavo quotidianamente. Mi ricordavo bene tutti i giorni trascorsi fino a quel momento. Rispettavo i programmi di ogni giornata perfettamente, con un ritmo incalzante.
Era una vita frenetica lì sull’isola: pesca, raccolto, caccia, trappole, riparazione della capanna, preparazione degli unguenti contro le scottature.
La sera mi trovava sempre distrutto ma dovevo sfruttare le ore buie per pensare a nuove idee per realizzare vestiti, zattere sempre più resistenti o nuovi modi di accendere il fuoco.
Nel buio, mentre lavoravo assiduamente con le mani o con la mente, mi assopivo ogni tanto, senza volere, e mi capitava di fare sempre lo stesso sogno.
Un ufficio.
Come avrei voluto trovarmi in un moderno open-space di un’azienda, una multinazionale magari.
Seduto alla scrivania con il neon puntato addosso e lo squillo del telefono della postazione accanto a tutte le ore.
Anche ad occhi aperti la mia immaginazione vagava fino alla macchina del caffè alla quale sognavo di trovarmi davanti.
Oppure appoggiato allo schienale di una sedia girevole immobile a fissare il monitor del rumoroso computer in cambio di un modesto gruzzoletto di euro da prestare agli altri senza ritorno.
Solo un bel sogno, lo so, gli uffici non esistono. Sono soltanto una bella invenzione per fuggire dalla realtà dell’isola tropicale dove tocca lavorare duro ogni giorno per sopravvivere.
Eppure anche quella sera, stanco morto, mi addormentai con la speranza di risvegliarmi il giorno dopo in un bel open-space circondato da giacche e cravatte inamidate.

Read Full Post »