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Archive for marzo 2009

Non potevo credere ai miei occhi, la mia coinquilina che ballava scalza ancheggiando davanti alla pianta in soggiorno.
E’ una pianta di origine brasiliana e le foglie si stavano afflosciando un po’ troppo.
“E’ triste, le manca la sua terra; pensa, lì è carnevale e lei è qui da sola”
Così per diverse sere mi sono dovuto sorbire questa danza che, tra le altre cose, toglieva cinque minuti buoni al “tira la pallina” che mi spetta di diritto da anni tutte le sere dopocena.
Mi domandavo ogni volta – anzichè ballare e canticchiare el macarena come un’invasata, non potrebbe stivarla su un bel aereo destinazione Rio de Janero? –
Ma il peggio doveva ancora arrivare, una sera rientrò a casa con un sacchettino sospetto. Subito non capii. Lo appoggiò sul letto e si mise a frugare tra i cd, quindi andò verso il soggiorno. Partì la musica dallo stereo: “Brasil, tatara tara tara ta, brasil brasil…” Lei davanti alla pianta che muoveva ritmicamente piedi e mani ai quali erano attaccati degli strani sonagli, ed ogni tanto infilava una mano nel sacchetto e tirava verso la pianta qualche coriandolo dicendo “Viva el mundo”.
La fissai allibito, con tutto il pelo rizzato sulla schiena.
“Dai, non fare l’antipatico, vieni pure tu a ballare qui che è festa!” e mi lanciava un po’ di coriandoli addosso. “Gelosone.”
Nei giorni precedenti avevo pensato in effetti di essere stato accecato dalla gelosia, non essere stato obiettivo, ma questa era follia pura.
Scappai sotto il letto pensando di cercarmi velocemente, nei giorni seguenti, una nuova sistemazione con gente più normale o senza piante.
Due cose positive nelle settimane successive mi hanno fatto rimanere in questa casa: è arrivato il bel tempo e la mia coinquilina ha trovato un bel libro da leggere.
Le passeggiate si sono allungate e, mentre lei se ne sta sulla panchina al sole assorta nella sua lettura, io posso scorazzare libero quanto mi pare e piace in cerca di cagnette vogliose.
Posso lasciarmi alle spalle l’inverno, il buio della casa nelle ultime ore del pomeriggio lavorativo, e perfino quell’odioso carnevale.
Spero solo che il libro abbia molte pagine e magari anche un lieto fine. Quando è contenta mi dà più biscotti.
Io, nel frattempo, ho smesso di fare di nascosto la pipì nel vaso della pianta. Si è ripresa. Eh, la forza della macarena.

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Te lo giuro sulla tomba del canguro.
Fragola, limone, mandarino, arancia.
Hai sete tira la coda al prete.

Marianna corre e tiene per mano una bambina.
Dà voce a quella bambina e ne conserva in tasca la carta di identità.
La bambina ogni tanto le fa cenno di voler vedere cosa c’è nella tasca.
Marianna estrae allora un cioccolatino e distrae la bambina.
La carta di identità è falsa e non passeranno la frontiera.

Uno, due, tre, stella.
L’orologio di Milano fa.
LIBERA TUTTI.

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