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Archive for the ‘Dal cassetto de LaBizzarra’ Category

Trent’anni e tre cani, ma potrei dire anche trent’anni, tre cani, sei traslochi, un fidanzato, qualche avventura ed un paio di amanti, cinque amiche, tre lavori, un master con uno stage, due automobili,  un motorino sgangherato ed una mountain bike supertecnologica. Quant’altro si potrebbe dire, ebbene molto, perché se nella vita si contano gli anni passati dalla tua nascita, se la tua esistenza sulla Terra viene misurata in anni, quella nella Società, soprattutto nella Società Moderna ed in tutto il suo Sistema Circolare, tipo quello di un cane che si morde la coda, viene calcolata in quante cose hai accumulato, in quante cose hai fatto, in quante righe si riempie il tuo curriculum.

Ed il mio curriculum vitae, sì proprio quello della vita mia era decisamente pieno, e confuso, e contradditorio.

Spesso pensavo di stare in groppa a quel cane che gira nervoso cercando di mordersi la coda. Si lavora per avere i soldi e più si lavora meno tempo si ha per spenderli e meno tempo si ha e più si spende tanto per utilizzare al meglio il poco tempo libero che si ha a disposizione, e più si spende e più si lavora, non sembra anche a voi un cane che si morde la coda?

E pensare che da piccola volevo fare la contadina, avere una casa modesta con del terreno attorno e soprattutto tanti animali. A quindici anni, quando ce l’avevo con il mondo, o meglio con il cane che si morde la coda, decisi che sarei diventata una cinica e spietata manager, di quelle che terrorizzano gli uomini e che nei convegni in cui viene premiata per i profitti aziendali raddoppiati ringrazia con un gelido sorriso. Tranne una parentesi in cui fui “stregata” da un bizzarro professore di geografia ed in cui mi rivedevo in campagna a zappare insieme ad altri in una comunità autosufficiente e quasi anarchica, in quel periodo smisi di portare pure orologi e di uscire il sabato sera per andare in discoteca, be’ tranne in quel breve ma intenso periodo in cui ero convinta di riuscire a cambiare il corso degli eventi, pensavo alla carriera, ai soldi, al successo ed al riconoscimento della Società. Dovevano accorgersi della mia esistenza, per questo mi iscrissi dopo il liceo a dei corsi universitari ad indirizzo economico ed in seguito iniziai un master in management aziendale.

Oggi non solo non penso che la Società si sia accorta della mia esistenza, forse un pochino per il cambio innumerevole delle mie residenze che hanno portato alla mia patente un sacco di tagliandini con la quale essere tappezzata, ma io stessa penso che sono poche le cose che posso dire con sicurezza di conoscere di me.

Mi piacciono le sciarpe lunghe di lana colorata, gli anelli dalle strane forme, adoro affondare il cucchiaio nella nutella, cercare nelle bancarelle libri usati non ancora letti, bere un bicchiere d’acqua prima di andare a dormire e svegliarmi con la caffettiera con il timer programmato che mi serve il primo caffè della giornata, mi illumina la risata di un bambino soprattutto quando sono in aereo e c’è qualche sbalzo dato dal maltempo e mi rasserena lo sguardo del mio cane quando sono seduta sulla poltrona davanti all’ennesimo nuovo reality show.

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Dallo Zingarelli: “Piccolo rettile eurasiatico e africano dei Lacertidi, che ha il corpo coperto di scagliette minutissime, il capo di placche ossee, la coda sottile facilmente rigenerabile e la lingua bifida.”

Io distinguo la lucertola dal geco non solo per la forma più affusolata e minuta, per le zampe meno evidenti e muscolose, ma da come scappa.
Mentre il geco fa alcuni passi piuttosto veloci e calcolati eppoi si ferma mimetizzandosi nell’ambiente ed aspettando la contromossa o il momento migliore per spostarsi più lontano, la lucertola che vive sempre nascosta fugge all’impazzata istintivamente.
Non valuta neppure se quella mano vuole farle una carezza o catturarla, le sa già che da quella mano non bisogna aspettarsi nulla. Lo sa per natura e per esperienza.
E’ sfuggente, e più fugge, lo sa, più attrae coloro che vogliono misurarsi con le proprie capacità. Inizia un gioco, un gioco odioso ma inevitabile. Non sa fermarsi la lucertola.
E così quell’animale istintivo, pauroso, misterioso inizia ad essere lo scopo di un inseguimento.
A volte qualcuno si stanca prima di catturarla, qualcun altro, dopo eccitanti tentativi, la prende tra le sue mani e, a quel punto, sentendo inspiegabilmente calore da quel freddo rettile e trovandosi spiazzato, la butta per terra, non prima di averle tagliato la coda.
La coda ricresce. Il cuore no. La paura è sempre più grande. La fuga sempre più veloce.

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Ed il cane si scrollò.

“Non ho tempo per te” disse alla zecca, la quale cercò di stare ancora un po’ attaccata aggrappandosi con forza al robusto pelo del cagnolone.

Aveva zampette sottili che piano piano scivolavano giù lungo il manto del petto del cane, faceva forza su stessa e con uno sguardo di speranza guardò in su al muso.

Il cane si voltò dall’altra parte. “Ho cose molto importanti ora, non ho più tempo, sono importante ora” borbottò ancora, scrollandosi un po’.

E le zampine cedettero, e forse, più ancora, fu il cuore che subì un piccolo tuffo, e la zecca si ritrovò per terra sul grigio asfalto.

La silenziosa zecca tirò fuori con tutta la forza un urlo che aveva dentro: “Perché? Perché ora ti dico – ti amo – anziché – ti odio – ?”

Il cane ormai lontano si girò un attimo, sembrava volesse dire qualcosa, ma poi riprese la buffa camminata da animale importante.

“Perché ora non mi annoio più” fu la frase che aleggiò nell’aria.

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-Debora, hai portato il caffè al signore?
-Sì, l’ho già portato
-Allora porta questo aperitivo al tizio del tavolo tre
-Sì subito

-Debora mia cara garsuna, ma come siamo belle stamattina. Io invece non mi sento le gambe, tutte gonfie. Mi accompagneresti fino alle poste, tu che hai l’auto?
-Sì signora Rosa andiamo

-Debora, amore alla fine ho deciso di venire in treno ma si ferma alla stazione prima, mi passi a prendere per le dieci circa?
-Sì certo amore, a stasera

-Debora, domani c’è la festa di compleanno della mamma, io non so cosa prenderle, vai tu a comprarle il regalo?
-Sì ok vado nel pomeriggio in pausa

-Deboraaaa, zietta! Guarda come sono bravo a fare le capriole in acqua, guardami!
-Sì tesoro ti sto guardando, sei bravissimo.

-Debora, oh ci sei? Sono in crisi con Roby, me ne ha combinata un’altra delle sue che ti devo raccontare, posso venire a cena da te?
-Sì amica, ci mancherebbe ti aspetto.

-Bau Bau
-Sì Zorro un attimo che mi cambio e ti porto fuori

-La vincitrice della lotteria che si aggiudica una settimana da sola a Bali nel centro vacanze all inclusive a 5 stelle con massaggi e scuola di surf compresi è la signorina Deborah!
-Sì, sì sì!!!
-La vincitrice venga a ritirare il biglietto. Eccola che arriva. E’ lei allora la fortuna signorina Deborah? Deborah con l’acca?
-NO.

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Il filo che tesse il ragno per la sua ragnatela, la resina del tronco dell’albero,

la bevanda zuccherosa sparsa sul pavimentolo smalto da 2 euro,

i residui di attaccatutto tra le dita,  i peli del cane sulle maglie,

la chewing gum sotto le scarpe,  l’umidità tra i capelli

pezzi di ceretta sulle gambe,  la riga in faccia del cuscino alla mattina,

le zanzare sull’auto in corsa,  la cera delle candele colata sul mobile,

la colla delle etichette sulle bottigliela sabbia al mare quando si è ancora bagnati,

il ghiacciolo che cola sulla mano,  parassiti della pianta 

Come togliersi questi fastidiosi pensieri?

Ma tutto d’un tratto esco dal mare, che schifo ho pezzi di alghette sparse sul corpo.

Ma togliersele una ad una è solo un lavoro noioso, il pezzo più duro è già stato fatto.

Ne sono convinta girandomi indietro e vedendo quel mare torbido ed unto che mi sono lasciata alle spalle risalendo la riva.

E finito di scovare gli ultimi pezzettini di alghe, tra i capelli e dietro alla caviglia, mi sento leggera, libera e pura come dopo una bella doccia, dopo aver spalmato della profumata crema idratante, e distesa su di un morbido letto

Buonanotte.

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Corro veloce, sembro bipbip da tanta polvere riesco a sollevare. Poi come Aladino sul tappeto volante mi alzo in volo ed arrivo alla torretta della centrale telefonica. Le mie braccia diventano grosse e verdi come quelle di Hulk e staccano con un colpo secco tutti i fili. Mentre una luce si accende e si spegne improvvisamente si sente solo un “zzz”, no somiglia più ad un “azz”.
Scuoto la testa, guardo le braccia non sono più verdi. Sono nella cucina dell’ufficio con davanti un piatto, un coltello, una mela ed il mio cellulare che visualizza sul display “messaggio inviato”.
Mi alzo di scatto. No, non è possibile. Dopo gli ultimi errori mi ero ripromessa di farci più attenzione, di fare più lentamente.
Mi vedo sprofondare. Sono viola, sto gonfiando. Ora sto per scoppiare. Mi manca il respiro. Mi sento avvolta da tante bolle di sapone. Ora scoppiano. Una dopo l’altra.
Riprendo a respirare. Afferro il cellulare e scorro i messaggi salvati nella cartella inviati, mi fermo a quello delle 16.30 e guardo il destinatario. Antonio.
No, l’ho fatto veramente.
Calma. Respira lentamente.
Rileggo il messaggio, magari non è poi così grave. Certo, cosa vuoi che si possa scrivere in un breve messaggio. No, gli sms erano tre concatenati. C’è spazio per tutto. Per un lungo messaggio.
Un lungo messaggio di testo che iniziava con ” Ciao Mary, io tutto bene. Su Antonio che dirti…”
Ecco probabilmente non dovrò più dire niente.
Addio Antonio.

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“Allora, il gas l’ho spento, il costume è in valigia, il pieno di benzina l’ho fatto, il cane è sull’autostrada…Ok, non ho dimenticato nulla.”

“E lui riuscirà a dimenticare?”

“150.000 sono i cani abbandonati ogni anno sulle strade.

4.000 sono gli incidenti causati dai cani randagi.

727 è l’articolo del codice penale che punisce l’abbandono degli animali.

Non dimenticarlo.”

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