Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Esopo Moderno’ Category

Era un piccolo laghetto d’acqua salata dove sguizzavano tanti pesci, di tante dimensioni, di tanti colori, di tante grandezze. C’era chi stava più sul fondo, chi si divertiva a saltellare appena fuori dal lago per rituffarsi di testa sotto, chi riusciva a nuotare per ore a filo d’acqua.
C’era un gruppetto che animava da anni la parte più ovest del laghetto ed era fatto di tante pescioline a modo loro tutte indipendenti o sole. All’interno del gruppo c’era chi ogni tanto si perdeva per viaggiare in solitaria tra sud e nord, chi percorreva il perimetro del lago in coppia, chi apriva al massimo le sue branchie per radunare tutte sullo stesso pezzetto di fondale.
C’era chi rideva, chi sbuffava, chi piangeva, chi rifletteva, chi parlava e chi sparlava. Insomma le solite vecchie cose di tutti i laghi. Eppoi si andava a stagioni, chi nuotava meno all’improvviso iniziava a dare forti colpi di pinna, chi stava di più con il pesce martello iniziava a scambiare idee ed opinioni con il pesce volatile.
Ed era proprio quest’ultima che veniva spesso presa per menefreghista, individualista o perlomeno stramba. Sarà stata colpa della sua ritrosia o della sua idea di lasciare i pesci liberi di scegliersi. O forse si trattava della sua insicurezza che la faceva sentire di troppo, poco accettata, poco voluta. E lei non era certo una pesciolina in grado o desiderosa di imporre la sua presenza, faceva qualche gesto e poi si ritirava ad aspettare di essere richiamata. Se ciò avveniva si sentiva la pesciolina più leggera di questo lago ed iniziava a fare progetti, idee e sogni sulla felicità di tutto il laghetto o almeno della parte ovest. Se ciò non accadeva si rintanava dietro un’alga lunga con la consapevolezza di non essere cercata e perfino di essere dimenticata.
Quando poi iniziava a sentire le branchie alate che iniziavano a indolenzirsi, prendeva forza e coraggio e saliva fino alla superficie del lago e provava a fare due voli fuori dall’acqua. I primi più timorosi e malinconici, fino a che la testarda allegria non riempiva nuovamente le sue branchie e si sentiva pronta di riscendere sul fondo ovest.
Quando con un po’ di imbarazzo si riavvicinava al gruppetto di pescioline sentiva spesso discorsi alquanto diversi da ciò che aveva appena vissuto, provato e soprattutto visto con loro.
Con gli anni trascorsi al lago e con i suoi tuffi fuori o con le “pinnate” ad est capì, però, che è un po’ consuetudine del vivere in acqua e soprattutto nel lago, e che quel salato faceva solletticare un po’ tutti, anche se magari non sembrava.
Non si può dire che la sensazione di non essere voluta fosse con il tempo scomparsa ma di sicuro dominata, razionalizzata e rasserenata. Era solo una piccola ombra e non permetteva più che interferisse con i suoi sentimenti o idee. Anzi il continuare a vivere in quel laghetto malgrado le difficoltà, i dubbi, le differenze, le scorrettezze o le trascuratezze, che ogni pesciolina aveva avuto occasione di provare almeno una volta nel corso degli anni in quello stesso lago, le aveva impresso una sicurezza negli occhi tondi e vivaci, diventati meno rigidi e più filosofici.
Non ci sono amicizie utili o inutili. Ci sono solo amicizie.

Read Full Post »

“Cornuto”, disse il bue all’asino.
Mentre la balla di fieno si componeva e scomponeva, e la ruota d’acqua girava, l’asino si concentrava sul sole che anche stamattina stava per sorgere sopra a tutta quella gente che non mormora più. Urla, sentenzia.
Le parole del bue che prima stavano in fila indiana ora si mescolavano in mazzi di carte. Nessuno vince.
Allora l’asino iniziò a prendere alcuni di quei pochi frammenti delle mille belate e li mise nella sua ciottola, vicino al recinto affollato. Muovendola un po’ si creavano originali immagini, mutevoli ma belle. Sono diventate i giorni del suo calendario.
Così l’asino non si gira a ragliare più, muove le orecchie: danzano libere dalle corna del bue.

Read Full Post »

C’era un orso che viveva tranquillo e solitario in una tana. Mangiava, dormiva e, ogni tanto, si fermava a fare due parole con gli altri abitanti del bosco.
Qualche volta si perdeva ad osservare una farfalla colorata che volava sopra gli alberi, tra quelle parti. Non sembrava essere di quell’ambiente, forse era emigrata per sbaglio dai tropici. Era molto diversa dall’orso, ma lui la osservava incuriosito.
La farfalla divertita da quel buffo orso iniziò a volare più basso, vicino a lui, finchè cominciarono a giocare insieme, tra lo stupore, l’allegria e l’approvazione degli altri animali.
Ma la diversità della farfalla e la perplessità dell’orso su quel esserino troppo delicato per il bosco fecero presto scemare i primi entusiasmi, ed appena la novità arrivò in quel verde, l’orso cambiò idea.
Un importante personaggio del circo fissò il suo tendone nel bosco e con due sorrisi e due complimenti convinse l’orso a far parte dello spettacolo.
L’orso iniziò con il cercare meno la farfalla, trascorreva molto tempo nel circo senza raccontarle mai quello che faceva lì dentro. Talvolta, quando era in gruppo con gli altri animali e c’era anche la farfalla, riportava entusiasta di applausi ricevuti, ed invitava la farfalla, la quale si sforzava di farsi vedere contenta per lui anche se non condivideva il suo nuovo modo di divertirsi, ad entrare a vederlo esibire.
Un giorno la piccola farfalla entrò da un buco nel tendone durante lo spettacolo, per cercare di condividere quelle atmosfere tanto raccontate dall’orso ma, nonostante lo sforzo, si sentiva estranea; al momento degli applausi, poi, tutte quelle mani che battevano forte furono per lei solo fastidio ed anche pericolo di essere colpita ed uccisa.
Volò veloce fuori pensando tristemente che con l’orso non avrebbe più potuto condividere nulla.
Quella stessa notte un violento temporale invase il bosco, la farfalla non trovò riparo in tempo e bagnò le sue colorate ali, finendo a terra.
I tuoni ed i lampi non facevano nel frattempo dormire l’orso nel tendone, ormai passava diverse notti lì dentro. Il pesante orso, innervorsito dall’insonnia, si alzò e seguì una musica proveniente da fuori. Buttò la pesante testa oltre una fessura e riconobbe a terra la piccola amica in difficoltà.
Corse sotto la pioggia, raccolse con tutta la delicatezza possibile la farfalla e se la mise al petto cercando di asciugarle le ali e riparandola dall’acqua.
Al mattino, svegliandosi, l’orso bruno vide la farfalla colorata volteggiare sul suo muso stuzzicandolo ad alzarsi.
Non è neanche da dire che nei giorni seguenti gli animali del bosco videro spesso l’orso passeggiare tra gli alberi con l’allegra farfalla sulla testa.
Chi passava di là cercando il tendone del circo si fermava prima, incantato dalla scena dell’orso e della farfalla che, incuranti degli sguardi, continuarono a divertirsi insieme per molto molto tempo.

Read Full Post »

Ed il cane si scrollò.

“Non ho tempo per te” disse alla zecca, la quale cercò di stare ancora un po’ attaccata aggrappandosi con forza al robusto pelo del cagnolone.

Aveva zampette sottili che piano piano scivolavano giù lungo il manto del petto del cane, faceva forza su stessa e con uno sguardo di speranza guardò in su al muso.

Il cane si voltò dall’altra parte. “Ho cose molto importanti ora, non ho più tempo, sono importante ora” borbottò ancora, scrollandosi un po’.

E le zampine cedettero, e forse, più ancora, fu il cuore che subì un piccolo tuffo, e la zecca si ritrovò per terra sul grigio asfalto.

La silenziosa zecca tirò fuori con tutta la forza un urlo che aveva dentro: “Perché? Perché ora ti dico – ti amo – anziché – ti odio – ?”

Il cane ormai lontano si girò un attimo, sembrava volesse dire qualcosa, ma poi riprese la buffa camminata da animale importante.

“Perché ora non mi annoio più” fu la frase che aleggiò nell’aria.

Read Full Post »