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Posts Tagged ‘non abbandoniamoli’

virgola

Bisogna tornare bambini

per compiere gesti da adulti

(responsabili).

Fonte immagine: slideplayer.it

 

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VOLTAFACCIA

 

Dal codice penale – titolo IX Bis – Delitti contro il sentimento per gli animali.

Art. 727. – (Abbandono di animali). – Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro.
Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze.

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Non vedevo nulla, sentivo solo dei fortissimi odori che mi frastornavano, pizzicandomi il naso, e nelle orecchie continuavano ad entrarmi i lamenti dei miei fratelli. Erano i primi giorni di agosto, mentre venivo tirato fuori da quel cassonetto della spazzatura tra gesta impacciate, urla, pianti e risa, una cagnolina di circa tre anni che si sarebbe chiamata Liquirizia stava entrando in una Toyota Yaris. Una signora però si avvicinò di corsa: “No, mi scusi, c’è stato un grosso errore, questo cane ha già un padrone. Ho sentito la segretaria per le adozioni, vengono a prenderla domani.”
La ragazza della Yaris passò la cima del guizaglio alla signora, fece una carezza veloce al cane e salì in auto. Non uscivano lacrime e neppure parolacce. Atterrita. Sconfortata.
-Non è destino, non devo proprio prendermi un cane, è un chiaro segnale del destino. – stava pensando alla guida verso casa.
I giorni seguenti furono un alternarsi di alti e bassi tra feste, occhi puntati, mani che mi sollevavano, momenti di timoroso silenzio, incerte attese, mal di pancia e lamenti ascoltati. Tutto questo chiuso per lo più del tempo nello scatolone inumidito di pipì, mentre la ragazza della Yaris se ne stava comodamente al sole sulla spiaggia.
Poco prima di Ferragosto, una sera al rientro dal mare, l’auto cambiò direzione e si diresse verso una libreria dell’altra parte della città. La ragazza scese a cercare un libro che non riusciva a trovare da nessuna parte. Il titolo era Felicità(r). Non lo trovò, quindi risalì in macchina passando vicino ad una toelettatura per animali; l’occhio scrutò verso degli annunci appesi dentro.
In quel momento uscì una signora: “ Ha bisogno di qualcosa?”
“No scusi, stavo cercando di leggere quegli annunci”
“Vuole prendere un cane?”
“Ehm, ehm, io…”
“Perchè sa, dei ragazzi l’altro giorno sono passati per dirmi che avevano trovato quattro cuccioli in una spazzatura e cercavano qualcuno a cui darli. Ecco il numero di telefono.
“Ehm, ehm io…grazie”
Un piede era ancora fuori dall’auto mentre la mano destra componeva il numero sul cellulare.
“No, mi spiace li abbiamo già dati via, mi dispiace tanto.”
Chiuso il telefono, una smorfia di “tanto lo sapevo” si stava componendo sul viso della ragazza, quando come un flash, un’ispirazione, un istinto primordiale, un segnale del destino, sentì riecheggiare quel “mi dispiace tanto”.
“E perchè – pensò la ragazza – dispiacersi tanto.”
Schiacciò il tasto delle chiamate effettuate.
“Scusa, come li avete già dati via, nel senso che li avete già piazzati tutti?”
“No, non abbiamo trovato nessuno, i nostri genitori non hanno voluto farceli tenere e li abbiamo portati al canile.”
“Il canile della città? Grazie, vado là, grazie ancora.”
Messaggio sulla segreteria telefonica qualche minuto dopo: – Ho saputo che hanno portato lì quattro cuccioli trovati nella spazzatura. Ho ascoltato i vostri orari di visita, mercoledì pomeriggio passo da voi. –
Passarono ansiosamente un paio di giorni, mentre io ero nella gabbia, dopo essermi fatto una notte fuori dal cancello del canile tra ululati di altri cani e dopo essermi pisciato addosso un’infinità di volte, la ragazza si mise al volante della Yaris in direzione del canile.
-Se non sono di taglia troppo grossa ne prendo uno. Non devono essere di taglia superiore ai dieci o dodici chili, se no tenerlo in casa diventa un casino. Speriamo che ci sia una femmina, vorrei una cane femmina, sono più facili da gestire e più docili. – pensava la ragazza mentre schiacciava sul pedale dell’acceleratore.
Il tipo al cancello del canile le disse che sulla taglia non sapeva dire molto, a vederli, dalle zampe e dalla testa, sarebbero diventati probabilmente sui quindici chili almeno. Erano tre maschi ed una femmina.
La ragazza incerta pensò che essendoci una sola femmina non avrebbe dovuto nemmeno sceglierne uno tra i quattro, togliendosi da questa crudele e imbarazzante selezione. Però rimaneva il dubbio della taglia, se diventava enorme farla stare in un bilocale sarebbe stata dura.
Il tipo del canile colse al volo quel incespicante pensiero e insistette a farla entrare a vederli di persona.
La ragazza passò le varie gabbie mentre tutti gli abbaii e i colpi sulle sbarre metalliche le entravano nel cuore, e giunse in una specie di ripostiglio pavimentato con una porta fatta di grata.
Subito si avvicinarono tre cuccioli marroncini con sfumature e chiazze differenti. Piangevano, abbaiavano, si agitavano sulla porta. Erano in effetti tutti rotondetti, con zampottone vivaci che picchiavano sulla rete.
“Qual è la femmina?”
L’uomo del canile aprì la porta e li prese uno ad uno, intanto i tre cuccioli si infilavano tra i quattro piedi dei due bipedi in una triste confusione di coccole.
La ragazza intontita dai tre cuccioli da salvare si sbloccò dispiegando le ginocchia:
“Scusa, ma non erano quattro?”
“Sì l’altro è lì” rispose il tipo del canile indicando una macchia nera attaccata al fondo nel buio.
Sdraiato, silenzioso ed anche un po’ stanco me ne stavo mimitizzato laggiù.
“Ehi bello vieni qua?” Provò ad incitarmi la ragazza che doveva aver letto su qualche rivista cinofila che nella scelta di un cane è importante vedere che, per quanto un po’ comprensibilmente spaventato, il cucciolo non sia troppo ritroso.
Feci uno sforzo e mi spinsi avanti. Due zampate, un giretto e rassegnato tornai nell’ombra, sfuggendo alla confusione ed ai colpi degli altri tre cuccioli davanti.
La ragazza tolse lo sguardo, prese un respiro verso la parte esterna di quel particolare ripostiglio, rimase immobile qualche secondo. Poi si girò, fissò negli occhi il tipo del canile abbozzando un timido sorriso e disse sicura: “Prendo quello nero”.
E così mi toccò una veloce doccia fredda nel lavandino del canile per togliermi almeno un po’ di tutta quella pipì e popò incrostata e fui rimesso dentro il mio scatolone, appoggiato, questa volta, sul sedile della Yaris.
“Iniziamo subito a capirci bene, qui comando io, e tu non piangere che non mi commuovo, là non piangevi che piangi a fare ora? Zitto e buono, il capo branco sono io.”
Dopo quasi tre anni di convivenza penso abbia capito come stiano realmente le cose.
Eppoi si vedeva che faceva la dura ma era terrorizzata almeno quanto me. Quando appoggiò la scatola in mezzo al corridoio ed io saltai finalmente fuori sdraiandomi lì vicino con lo stomaco sottosopra, che rimanga fra noi ma guida da cani, la vidi impalata fissarmi e sbiascicare qualcosa del tipo “Oddio l’ho fatto, l’ho fatto sul serio.”
Ho capito in quel momento che quella sarebbe stata la mia casa per sempre.
La vita è così, è imprevedibile. Ci sono a volte delle combinazioni strane del destino, e quando tutto sembra volgere al peggio, all’improvviso succede qualcosa di inatteso, impensabile, e si volta pagina.
Era il 17 agosto 2005 quando la ragazza della Yaris venne a prendermi. Quella data è ancora cerchiata in tutte le sue agende.

P.S.: Io oggi peso circa dieci chili (ero gonfio per i vermi da cucciolo) ed anche i miei due fratelli e la mia sorellina sono stati adottati prima della fine di quel terribile meraviglioso agosto.
In quelle seguenti settimane è stato pure trovato e comprato il libro Felicità(r) di Will Fergurson che consigliamo a tutti.
Ogni anno, a giugno, la mia coinquilina scrive un testo contro l’abbandono dei cani. Quest’anno l’ho fatto io, a mio modo, raccontando, anche per questo, un frammento della mia storia, che dedico ai cani ancora chiusi nei canili, in attesa di un segno di speranza.

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